mercoledì, novembre 05, 2008


PROSSIMO APPUNTAMENTO

USCIO - PASSO SPINAROLA - PASSO DEL GALLO - SANTUARIO CARAVAGGIO - CAMOGLI (con escursione facoltativa al Manico del Lume)

PERCORSO A
Dislivello: m 350
TEMPO ORE 4.30
DIFF- E

PERCORSO B
Dislivello: m 500
TEMPO ORE 5.30
DIFF. EE

Ritrovo : ore 6,45 presso la sede CAI - Palaguerci - Giardini Aldo Moro
Partenza: ore 7,00

L'escursione inizia da Uscio (m.361)e su sentiero segnavia con due cerchietti sale al Passo Spinarola (m.580). Prosegue passando da Castellaro di Uscio e quindi a destra del Monte Bello e con saliscendi raggiunge il Passo del Gallo (m.485). Sempre in quota e poi in leggera salita si arriva al Santuario della Madonna di Caravaggio (m.615). Dalla spianata davanti alla chiesa si osserva uno dei più completi panorami della Liguria di Levante, che spazia dalle due riviere all'entroterra di Genova e Chiavari e dalle Alpi Apuane a Capo Mele.
L'escursione continua passando nei pressi del Monte Ampola e del Monte Esoli. (
Latitude : 44 21' 01''
Longitude : 9 10' 02''

In discesa poi si arriva a Camogli ( Latitude : 44 21' 00'' -Longitude : 9 09' 00'' )
Longitude : 9 09' 00''

VARIANTE DEL MANICO DEL LUME
E' possibile allungare l'escursione con una variante, per escursionisti esperti, che da Passo Spinarola reggiunge il Manico del Lume (m.801)


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SANTUARIO DELLA MADONNA DI CARAVAGGIO.

Il Santuario della Madonna di Caravaggio è un antico santuario mariano del comune ligure di Rapallo, nel Golfo del Tigullio in provincia di Genova. Situato nella frazione di Santa Maria del Campo l'edificio è ubicato a 615 m. s.l.m. sulla vetta del monte Orsara, detto anche Caravaggio dalla quale deriva l'intitolazione.

Il santuario è raggiungibile - oltre che dalla frazione rapallese - dalla località Ruta di Camogli, in prossimità della chiesa millenaria di San Nicolò, attraverso un sentiero tra i boschi e lungo la linea di crinale con la valle di Uscio. Fa parte della diocesi di Chiavari.

Storia

Anticamente già nel 1645 sul luogo dove oggi sorge l'attuale santuario fu posta una croce, meta di un'annuale processione degli abitanti di Santa Maria del Campo; poco dopo si costruì la prima cappella dedicata alla Vergine Maria. All'interno di questa cappella fu posto, verso la fine del XVII secolo, un quadretto della Madonna donato dagli abitanti.

La devozione a poco a poco si diffuse tra la popolazione tanto che nel 1727 l'edificio fu ingrandito notevolmente anche grazie al contributo degli emigrati. Nello stesso tempo, però, sorsero ampi contrasti con la popolazione di Rapallo che convinse l'amministrazione comunale dell'epoca a chiudere il santuario. L'edificio cadde così in uno stato di abbandono, ma nel 1790 gli abitanti di Santa Maria del Campo risistemarono la struttura.

La nuova costruzione istigò nuovamente la comunità rapallese (per motivi sconosciuti ricercabili, forse, nella più diffusa devozione verso Nostra Signora di Montallegro patrona di Rapallo e del suo Capitaneato), la quale si rivolse al Senato della Repubblica di Genova ottenendo la sua demolizione che fu effettuata nel 1791.

Nel 1838 la parrocchia di Santa Maria del Campo, divenuta nel frattempo prevostura e non più soggetta alla chiesa matrice rapallese, deliberò la riedificazione di un nuovo edificio religioso presso la vetta del monte Orsara. Sopravvissuta ai bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale fu invece devastata dai vandali nel 1956; nuovamente ristrutturata subì altri danni vandalici nel 1967 che portarono ad una nuova ricostruzione nelle forme attuali.


Manico del LUME


Natura: La morfologia di queste montagne è peculiare. Gli strati dei Flysh dell'Antola sono piegati e raddrizzati e costringono l'escursionista al superamento di qualche gradino. Sono apprezzabili una certa varietà di vegetazione ed un bel panorama dalla cima.


monte Ampola


Il calcare del monte Antola è composto da ripetute alternanze di marne, argilliti ed arenarie, di età compresa fra il Cretaceo superiore (circa 80 milioni di anni fa) e l'Eocene medio (circa 40 milioni di anni fa); queste successioni sono indicate col nome di Flysch.
La frequente presenza di tracce fossili meandriformi (Helmintoidea labyrinthica) fa sì che queste successioni siano riunite sotto il nome di flysch ad elmintoidi. Per i loro caratteri sedimentologici questi strati sono interpretati come il prodotto della rapida deposizione sui fondi marini di correnti di torbida, cioè mescolanze di particelle solide con acqua marina, che si formano improvvisamente per smottamenti sottomarini che generano correnti. Queste correnti di breve durata trasportano in massa i sedimenti verso zone più depresse e qui, depositandosi, danno origine a rocce dette "torbiditi".
Il contenuto fossilifero, relativamente ai macrofossili, è scarso; più abbondanti invece le tracce fossili degli elmintoidi e fucoidi.
Gli elmintoidi sono impronte lasciate da organismi limivori che pasturavano sul fondo fangoso compiendo un percorso meandriforme.
I fucoidi, a lungo scambiati per resti di alghe, sono piccole gallerie riempite di materiali argillosi scuri, scavate da limivori.
Il materiale carbonatico che compone molti strati torbiditici era in origine un fango calcareo, ricco di resti di microrganismi, accumulatosi in ambiente pelagico (ad es. fronte di un delta fluviale o limite della scarpata continentale) e trasportato successivamente in aree più profonde (fosse e piane abissali) proprio dalle correnti di torbida.
L'area di sedimentazione dei "flysch ad elmintoidi" era posta nell'Oceano Ligure-Piemontese, che costituiva la propaggine occidentale della Tetide posta tra la Placca Europea e l'Adria (un promontorio della Placca Africana).
Come tutti i materiali deposti in questo braccio oceanico, anche i flysch ad elmintoidi andarono a costituire le LIGURIDI, cioè quelle successioni che per la chiusura dei questo bacino oceanico sono state traslate verso est, al di sopra del margine continentale dell'Adria e successivamente coinvolte nella formazione della catena Appenninica.
L'area di deposizione dei flysch progressivamente si ridusse a causa di subduzioni multiple verso il Massiccio Sardo-Corso; queste crearono irregolarità sul fondo oceanico che contribuirono a determinare piccole differenze nel bacino dei flysch, che è stato perciò suddiviso in diverse unità (p. es.: Antola, Cassio, M. Venere,....).









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