Rifugio degli Angeli – Valgrisenche
(Domenica 24 agosto 2008)
“Grazie montagna per avermi dato lezioni di vita,
perché faticando ho imparato a gustare il riposo,
perché sudando ho imparato ad apprezzare un sorso d’acqua fresca,
perché stanco mi sono fermato e ho potuto ammirare la meraviglia di un fiore,
la libertà di un volo di uccelli,
respirare il profumo della semplicità,
perché solo, immerso nel tuo silenzio, mi sono visto allo specchio
e spaventato ho ammesso il mio bisogno di verità e amore,
perché soffrendo ho assaporato la gioia della vetta percependo che le cose vere,
quelle che portano alla felicità,
si ottengono con fatica,
e chi non sa soffrire mai potrà capire”
Con questi versi del poeta alpinista Battistino Bonali (caduto nel 1993 scalando la parete nord del Huascaràn in Perù) si possono sintetizzare i sentimenti e, per qualcuno più sensibile di me, le emozioni che ho provato ieri durante la gita al Rifugio degli Angeli in Valgrisenche.
Ma veniamo al resoconto della gita proposta da Giorgio Manfredi ed organizzata da Giovanni Sisto (meglio conosciuto come Super Segre): partenza alle 6,30 con gli equipaggi delle macchie così composti: macchina 1 (Borghi, Super Segre, Liliana e Giorgio Manfredi), macchina 2 (Caterina e Giovanni Mirone, Teresa), macchina 3 (Dolce Angelina e Nonno Monty, Angelo Lenti ed il sottoscritto)
Arrivo in Valgrisenche alle 9 ed inizio della salita verso il Rifugio degli Angeli (2.916 m.): il rifugio è gestito da simpatici giovani volontari della “Organizzazione per il Mato Grosso”: una organizzazione non governativa che si occupa di aiutare le popolazioni andine del Sud America (in particolare quelle del Perù).
Il percorso, seppure con un dislivello di 1.050 m., non è affatto faticoso snodandosi su un sentiero veramente ben tracciato, è molto bello e lo stupendo sole che ci ha accompagnato per tutta l’escursione contribuisce a renderlo ancora più affascinante, a metà del sentiero incontriamo una catasta di legna da ardere con un cartello che invita, coloro che si recano al rifugio, a portare con sè almeno un pezzo di legna, noi, naturalmente, non ci facciamo pregare e ci dotiamo ognuno di un bel pezzo di legno (il Segre il più grosso ed io il più piccolo).
Le vere “emozioni” (come direbbe la mia amica Angela) iniziano, però, una volta raggiunto il passo dietro il quale è posto il rifugio, il panorama che si offre ai nostri occhi è veramente da cartolina: senza soluzione di continuità possiamo ammirare alcune delle più belle cime della Valle d’Aosta: la Grivola, il Cervino, il Massiccio del Monte Rosa, il Gran Paradiso, ecc. …. .
Dopo pranzo, anche se un po’ a malincuore, iniziamo il ritorno verso le macchine ed è qui che il buon vecchio Nonno Monty si cimenta in una improbabile gara di corsa in discesa con una misteriosa e velocissima fanciulla, il tutto senza esclusione di colpi e con vertiginosi e scorrettissmi tagli di percorso (alcuni affermano di aver visto i contendenti mentre attraversavano a nuoto un laghetto di montagna), come poi sia finta lo capite anche voi………!
Questo è tutto………alla prossima
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