venerdì, ottobre 17, 2008
i mulini da colore di Ellera
L'esistenza di mulini nella valle del torrente Sansobbia, a monte di Albisola, è attestata già in documenti del XII secolo. Erano mulini da cereali appartenenti all'abbazia di San Quintino di Spigno quali pertinenze delle chiese di Santa Maria e di San Salvatore di Ellera. Tra la fine del XVI secolo e l'inizio del XVII alcuni mulini vengono adattati alla macinazione di vernici e colori destinati alle fabbriche di ceramiche. Il più antico mulino da colore è quello "delle Chiappe", che è registrato nel catasto del 1612 in capo a Nicolo Isola, proprietario di un "edifìcio da vascelami" in Albisola Marina. Segue nel 1640 un edifìcio per macinare colori allestito nel complesso dei "molini d'alto" di proprietà di Gaspare Isola. Nel 1672 si ha notizia di un mulino da colore nel cosiddetto "prato di Ellera". E' il mulino detto "di Gallò" dal soprannome dato ad un ramo della famiglia Rossello che ne era proprietaria. Ma l'incremento più massiccio dei mulini da colore lo si registra attorno alla fine del XVIII secolo con l'entrata in funzione di ruote da colore nei due mulini del centro di Ellera appartenenti l'uno alla Compagnia del suffragio delle anime della parrocchia di San Bartolomeo, l'altro per metà ad un ramo della famiglia Rossello e per metà alla Compagnia del rosario. Ancora ai Rossello apparteneva il piccolo mulino "del Campasse" che attingeva acqua dal rio di Montegrosso, risultante come mulino da colore nel catasto della Repubblica Ligure del 1799. Risale probabilmente a questo periodo anche l'installazione di una ruota da colore nell'antico mulino "di Marrone" a monte di Ellera, già citato nel 1612 come mulino da grano, e l'analoga operazione compiuta nei mulini "dell'Olmo", noti già dal catasto del 1569. Nello stesso periodo, cioè quello della Repubblica ligure, il territorio di Ellera, dai mulini "dell'Olmo" ai confini con Stella, si stacca da Albisola Superiore e costituisce un comune a sé, che vivrà come tale sino al 1931 per ricongiungersi quindi nuovamente al capoluogo. Nel corso dell'Ottocento vengono attivati due nuovi mulini da colore, entrambi a monte di Ellera, quello "di Remenùn" della famiglia Codino e quello "di Barbàn", il più settentrionale, di un ennesimo ramo della famiglia Rossello, quindi dei Salvo. Fu anche, per un certo periodo, un mulino da colore quello, costituito da due piccoli edifìci gemelli tra i quali era sistemata la ruota e che era chiamato " mulino di Bensìn", che fu poi utilizzato per produrre la prima energia elettrica fornita all'abitato di Ellera. La macinazione del piombo, ultimo prodotto fornito dai mulini di Ellera alle fabbriche di ceramica di Albisola, cessa attorno al 1930, quando chiude il mulino di Gallò, che viene trasformato in segheria. La valle di Ellera è caratterizzata dai mulini e dai lunghi canali, o "beudi", che portavano l'acqua prelevata dal torrente ad azionare le grandi ruote in legno fissate all'esterno dei mulini. Il movimento impresso dalla cascata d'acqua alla ruota veniva trasmesso, attraverso la parete, ai meccanismi di macinazione posti all'interno. Alcuni mulini sono serviti da un proprio "beudo", altri sono collegati tra loro in un complesso sistema di canalizzazioni che, per servire i mulini dell'una e dell'altra sponda, attraversava varie volte il torrente Sansobbia a mezzo di tronchi d'albero scavati, per terminare ad Albisola Superiore, dove veniva utilizzato per l'irrigazione degli orti. Purtroppo l'alluvione del settembre 1992 ha arrecato ai mulini di Ellera danni irreparabili, distruggendo le dighe che sbarravano il corso del Sansobbia per fornire l'acqua ai "beudi" e, in alcuni casi, i "beudi" stessi, provocando la scomparsa di un ambiente di acque e vegetazione di rara bellezza.
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